Combatti la paura – Distruggi il fascismo

Noi crediamo che la storia non sia fatta dalle maggioranze silenziose e passive, ma dalle minoranze organizzate e attive. Una storia che si evolve non per inevitabile progressione, ma per strappi, accelerazioni, regressioni e rotture.
Parafrasando, il cambiamento non è costruito dall’esercito di frustrati che affollano e si dimenano sulla bacheca facebook di Salvini, ma da chi, pur in una situazione di minoranza, scende in strada per lottare contro la miseria e la barbarie dell’esistente, per la giustizia sociale e il riscatto collettivo. Per il giusto e il vero. Da chi fa parte di quel piccolo popolo partigiano che si rifiuta di accettare la guerra tra poveri, ma che vuole combattere chi ce la vuole imporre, chi l’aizza, chi ne è mercenario.


In queste settimane abbiamo visto questa lotta materializzarsi a partire dalle città periferiche di questo paese, dalle province spesso dimenticate o trascurate, spesso definite immobili o politicamente arretrate: province come la nostra Modena. Un colpo di reni che dimostra come sia possibile resistere e contrattaccare – senza inutili appelli alla costituzione o affidandosi a istituzioni colluse come la magistratura – la deriva xenofoba ed etnonazionalista di questo governo giallo-verde e le sue articolazioni tinte di nero. Una reazione che squarcia il velo di indifferenza e torpore generale intorno al clima di razzismo diffuso socialmente accettato, che affossa l’opportunismo e l’ipocrisia di un Partito Democratico che cerca di ripulirsi l’immagine definitavemente compromessa dalle politiche di Minniti, che combatte concretamente il fascioleghismo sempre più esplicito e aggressivo.

A Catania una mobilitazione permanente, che ha ottenuto la partecipazione spontanea di 3000 persone al porto, ha portato solidarietà, ha dimostrato determinazione e ha conquistato la liberazione degli ostaggi eritrei trattenuti sulla Diciotti (https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1118253661661147&id=410693942417126) anche scontrandosi con la polizia; a Grosseto la Maremma Antifa porta sulle strade centinaia di antifascisti per opporsi al raduno nazionale dei mercenari di Casapound e preparare un degno comitato di accoglienza ai picchiatori di Iannone e Di Stefano (https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=237506150296513&id=234692427244552); a Ravenna gli antifascisti della Rete Antifascista Ravenna rompono le uova nel paniere agli squadristi di Forza Nuova, venuti in città per commemorare il criminale e torturatore Ettore Muti (https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=512063795885028&id=733862083668547), squadristi accolti da manichini del fascista aguzzino appesi e impiccati a ogni angolo dell centro (http://www.ravennatoday.it/cronaca/vandali–fantocci-ettore-muti-citta-notte-foto-oggi-domenica-26-agosto-2018.html); in Piemonte la Biella Antifa invece si prepara a contrastare l’apertura di un covo di Casapound in città, smascherando grazie all’opera di monitoraggio i piani dei camerati che molto “arditamente” cercano di negare l’evidenza (https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=228510264483930&id=144631499538474).
Non sono mancate anche reazioni spontanee e genuine di rifiuto al miserabile miscuglio di razzismo e caccia al povero esibito dalla propaganda di Lega e Casapound sulle spiagge di questa estate (http://bari.repubblica.it/cronaca/2018/08/26/news/castellaneta_blitz_della_lega_in_spiaggia_contro_i_venditori_ambulanti_la_rivolta_dei_bagnanti_squadristi_-204959418/).

In tutta Italia, qua e là, ragazze e ragazzi, giovani e meno giovani, lavoratori e studenti, italiani e immigrati, hanno cominciato a incontrarsi, attivarsi e organizzarsi contro una nuova destra radicale che, riciclatasi antisistema, ha di fatto raggiunto gli scranni del governo attraverso la Lega di Salvini, che ne ha depredato i contenuti identitari, le parole d’ordine storiche, l’arroganza etnonazionalista, il mito del sangue e del suolo e tutto ciò che ne consegue, senza però disporre del “capitale militante” e della presenza sulla strada di cui dispongono organizzazioni come Casapound, Lealtà Azione, Forza Nuova, Veneto Fronte Skinhead. Organizzazioni militanti con cui, di fatto, lavora in sinergia diretta o indiretta.

Lo stanno facendo attraverso sindacati di base conflittuali, collettivi o partiti antagonisti, reti antirazziste, movimenti femministi o solamente in piccole bande antifasciste radicate sul territorio per non lasciare più campo libero alla presenza nazifascita che si nutre del razzismo diffuso diventato senso comune (lo stillicidio di aggressioni, sparatorie e tentate stragi a uomini e donne di colore ne è la più evidente espressione) e del senso di insicurezza collettiva provocato dalla società neoliberista e globalizzata dal capitale.
Vibrazioni che sembrano aver conquistato l’anima degli impoveriti, degli arrabbiati, e usate anche dai senza scrupoli e dai soliti servi in cerca di un nuovo padrone.

Sono queste ragazze e ragazzi il nerbo di un possibile nuovo movimento di resistenza e di contrattacco a questo nuovo medioevo capitalista. Non i “fronti repubblicani” del PD, non la “sinistra umanitaria” da social, non un’improbabile e criminale difesa dello status quo.
Riusciremo a riprenderci tutto quello che ci hanno tolto senza passare a sacrificare come caprio espiatorio sociale il diverso, il più povero, l’ultimo arrivato per la vita di merda che ci impongono? Non lo sappiamo. Sappiamo però che questa minoranza partigiana in marcia avrà bisogno di una nuova visione strategica sul fascismo e sull’antifascismo nel XXI secolo, che oggi manca; avrà bisogno di conoscere i ruoli internazionali e la strutturazione delle forze psicologiche, teoriche, organizzative e materiali del proprio nemico meglio del nemico stesso; avrà bisogno di rinnovare linguaggi, metodi e attitudine legando il retaggio del passato alle sfide del presente.

Ma soprattutto sappiamo che questi ragazzi e ragazze avranno bisogno di tutto il nostro coraggio, di tutta la nostra intelligenza, di tutta la nostra rabbia, di tutta la nostra forza e di tutto il nostro irriducibile odio partigiano, quello che ci spinge a non voltarci dall’altra parte quando l’ingiustizia diventa legge e l’indifferenza diventa sovrana.

#ANTIFA