I fascisti di casapound, amici di padroni, sfruttatori e boss, vogliono rimettere piede a Reggio Emilia.

Nei giorni passati, i fascisti del terzo millennio hanno lanciato la propria campagna di tesseramento anche a Reggio Emilia mediante una festa che avrebbero voluto fare, sabato 19 gennaio, presso la birreria “Divina Commedia” in via F.lli Cervi.

La risposta delle antifasciste e degli antifascisti non si è fatta attendere. E’ bastata l’indizione di un presidio davanti alla birreria a scombussolare i piani festaioli dei camerati. Il tam tam social e mediatico contro l’happening fascista e l’adesione al presidio di migliaia di persone hanno costretto i “prodi” di casapound a fare marcia indietro e a rifugiarsi nell’anonimato.

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La cultura di Terra dei Padri: complottismo, ciarlatani e naziskin

Come pagina di controinformazione attenta a quello che succede a Modena vogliamo rendere noto l’ennesimo esempio di quello che si nasconde davvero dietro l’etichetta di “circolo culturale” che Terra dei Padri usa per giustificare il proprio ruolo di sede regionale dei movimenti neofascisti e neonazisti a Modena.
Dopo la presenza di ex ordinovisti, terroristi e protagonisti delle trame nere della strategia della tensione, di conferenze sulla “malattia dell’omosessualità”, sul “complotto dei vaccini”, sul Piano Kalergi e il piano di “sostituzione etnica”, sull’eugenetica e la natalità della “razza bianca” e di innumerevoli concerti nazirock, il circolo modenese passa a trattare di economia “identitaria”.

Sabato 12 gennaio il “circolo” nero ha infatti organizzato una conferenza sul “pensiero” di Giacinto Auriti, sedicente “economista” – che economista non era – scomparso nel 2006, ex missino, ex candidato alle elezioni del Parlamento europeo con la lista Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini, seguace delle teorie monetarie del poeta fascista Ezra Pound e da più parti parti indicato come tra i principali fautori degli argomenti a favore delle teorie del complotto sul signoraggio bancario.

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Europeismo neoliberista e sovranismo nazionalista: due facce della stessa medaglia

Continua la mobilitazione di massa che in Ungheria ha visto scendere in piazza e scontrarsi con la polizia decine di migliaia di lavoratori contro la legge sul lavoro – denominata SLAVE LAW, qui un approfondimento https://www.infoaut.org/…/in-migliaia-in-piazza-contro-la-s… – voluta da Viktor Orbàn, alleato di Salvini e Meloni, idolo dei sovranisti e dei fascioleghisti italiani e preso come esempio di “lotta ai poteri forti” dai gruppi neofascisti come Terra dei Padri, Forza Nuova e Casapound.

La legge varata dall’“eroico” sovranista ungherese non a caso è stata chiamata “legge schiavitù”: infatti aumenta la possibilità di ricorrere agli straordinari da 250 alle 400 ore annuali – facendo scomparire il sabato di riposo e lavorando 6 giorni su 7 –, allunga a tre anni l’obbligo di pagarli e impone un regime di contrattazione individuale tra lavoratore e azienda. Una legge dichiaratamente antioperaia, voluta fortemente sia dalle grandi multinazionali che dal padronato ungherese, che si trovano uniti e senza confini nello sfruttamento delle classi subalterne.

Perché il sovranismo di Orban è l’altra faccia della medaglia del neoliberismo europeista, contro cui dice di combattere?

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Una storia che ci riguarda: Gabriella Degli Espositi

Quella che vi raccontiamo oggi è una storia che ci riguarda.
Che fa parte della nostra storia collettiva, che fa parte della nostra terra, che fa parte del nostro presente e del motivo per cui c’è ancora bisogno di non rimanere indifferenti, di lottare, di essere partigiani.
È la storia di una donna. Di una combattente. Di una comunista.
Il suo nome è Gabriella Degli Esposti, nome di battaglia Balella, medaglia d’oro della Resistenza.

Gabriella nasce nel 1912 in una famiglia di lavoratori socialisti di Crespellano, vedendo fin da piccola il trattamento persecutorio che lo Stato, prima liberale e poi fascista, garantiva ai «sovversivi» che credevano e lottavano per un ideale di uguaglianza e giustizia come suo padre. Negli anni Trenta, in piena dittatura fascista, invece di rassegnarsi al regime trasforma il caseificio di Piumazzo che gestisce insieme al marito Bruno Reverberi in un punto di riferimento degli antifascisti locali.

 

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Terra dei Padri, Terra dei Nazi, Terra degli Scortati: ora e sempre antifascismo militante

Mercoledì 5 dicembre le associazioni modenesi Terra dei Padri e Terra e Identità e il reggiano Centro Studi Italia hanno affittato una sala dell’Astra per proiettare un film di pura propaganda nazifascista, prodotto con la stessa pappa creata nel 1943 dagli apparati della Repubblica di Salò per colpire la resistenza italo-jugoslava al confine orientale, spacciandone le manipolazioni e ambiguità storiche per verità storiografica.

Per l’occasione come pagina di controinformazione avevamo avvisato della partecipazione di numerosi gruppi fascisti all’iniziativa, che puntualmente si è rivelata veritiera. Presenti al gran galà del revisionismo, oltre alla platea fascioleghista su cui ha messo le mani il “circolo” piagnone di via Nicolò Biondo, gli “arditi” – ma non troppo, viste le teste basse… – camerati di Forza Nuova e più di una ventina di neonazisti del Veneto Fronte Skinhead provenienti da tutta l’Emilia e dalla Lombardia, gli stessi visti in azione nelle aggressioni di Mantova, Crema, Piacenza e nelle intimidazioni di Como e Medole.

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Popcorn e saluti romani? Una serata al cinema con i nazifascisti.

Non siamo arrivati ancora a febbraio che a Modena c’è già quell’allegra e frizzantina aria di foibe, “martiri” fascisti e “genocidi di italiani”!

Sarà l’avvicinarsi delle feste che avrà spinto i dirigenti del circolo neofascista Terra dei Padri, in collaborazione con il Centro studi Italia del nostalgico avvocato reggiano Luca Tadolini, ad affittare un’intera sala del cinema Astra – pochi soldi hanno ‘sti fantomatici ribelli antisistema… – per proiettare quello che si presenta già come un classico “nazipanettone” da gustare insieme alla propria famiglia, rigorosamente tradizionale e 100% italiana di sangue e suolo?

 

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«Per la mente che vede con chiarezza non c’è necessità di scelta, c’è azione».

L’attitudine che il 15 dicembre 2017 a Modena ha portato a radunarsi in Largo Bologna quasi cinquecento persone, a contrapporsi ai nazifascisti che volevano marciare sulla nostra città, è esattamente questa.

È esattamente quella dei tanti giovani e giovanissimi modenesi, orgogliosamente antifascisti e antirazzisti, in prima fila a resistere alle violentissime cariche dei celerini del battaglione Padova, mandati – come sempre – a scortare i camerati chiamati da Terra dei Padri, Veneto Fronte Skinhead e Forza Nuova da tutta la regione. È esattamente quella che manca a quei “leoni” col saluto romano che si riempono la bocca di ribellione al sistema, coraggio e onore, ma non hanno mai avuto di fronte scudi e manganelli con la bava alla bocca, perché li hanno sempre visti – e sostenuti – da dietro, protetti dagli amici della digos, spesso con lame alla mano.

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Decine di denunce per aver osteggiato il “regolare svolgimento” di una manifestazione di nazisti. Con orgoglio antifascista e antirazzista!

A distanza di quasi un anno dalla grande piazza antirazzista di Modena del 15 dicembre 2017, quando in oltre 400 ci siamo trovati/e da tutta l’Emilia per opporci all’infame presenza nazifascista di Terra dei Padri, Veneto Fronte Skinhead e Forza Nuova sulle strade di Modena, in questi giorni a decine e decine di antifascisti/e modenesi ed emiliani/e sono state consegnate altrettante denunce. Tante le accuse, tra cui “adunata sediziosa”, “manifestazione non autorizzata”, “istigazione a delinquere”, “oltraggio a pubblico ufficiale”, “travisamento” e “resistenza”, a cui si aggiungono i diversi fogli di via da Modena già comminati mesi fa contro ragazzi e ragazze che vivono quotidianamente per lavoro, appartenenza e affetti la propria città


Misure repressive che vogliono colpire chi quella sera, sfidando le provocazioni poliziesche e l’ipocrisia di certa sinistra al caviale, ha voluto dare un messaggio forte di opposizione alle organizzazioni neofasciste sempre più presenti sul territorio e al razzismo istituzionale che oggi vediamo a fianco e dentro il governo.

Ma andiamo con ordine.
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Fuori i TAAKE da Bologna! Morte al fascismo!

Il collettivo The Dark Skies Above Us ci segnala il concerto della band norvegese black metal Taake, gruppo di fascisti misogini.
Il tour della band arriverà a Bologna il 9 novembre all’ Alchemica Music Club in Via dei Lapidari.
Naturalmente come antifascisti e antifasciste non tolleriamo la presenza di razzisti in città.
Sotto potete il comunicato pubblicato dal collettivo che è possibile anche leggere sul suo blog a questo indirizzo: https://thedarkskiesaboveus.blogspot.com/2018/11/it-fuori-i-taake-dalle-nostre-citta.html

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