23 Giugno: un corteo riuscito ed importante

Esprimiamo grande soddisfazione per il riuscito corteo di sabato 23 giugno.
Insieme a noi sono scese nelle strade ben più delle 300 persone riportate da alcuni quotidiani.
Una comunità antifascista variegata ma compatta, che ha saputo tornare a comunicare in città l’attualità dell’antifascismo e delle lotte sociali.
Tanta la gente che si è avvicinata incuriosita e si è confrontata con noi.
Questo non è che l’inizio di un percorso volto a riaffermare una presenza antifascista in città, dal basso e superando divergenze ideologiche.


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L’antifascismo è nostro e non lo deleghiamo!

Oggi Carpi ha dato una forte risposta a chi tenta di criminalizzare e reprimere chi ogni giorno porta la lotta antifascista nelle strade. Tanti compagni e tante compagne di Carpi e di tutta l’Emilia si sono ripresi la città, contro chi ci vorrebbe soli ed isolati, e contro chi utilizza l’antifascismo come una bandiera da sventolare occasionalmente per raccattare qualche voto. Oggi abbiamo ribadito in maniera chiara e netta che le piazze sono di chi lotta, mentre il posto dei fascisti è nelle fogne!

Sinistrati nel paese delle meraviglie, camminare nel mondo del reale

Negli ultimi tempi sembra che le organizzazioni “democratiche” dei lavoratori, di partito e le associazioni legate alla sinistra si siano accorte, solo dopo essere stata attaccate direttamente, dell’avanzare di un modo di pensare e vivere che richiama molto a ideologie e modi di fare che erano propri e tipici del fascismo.

Di tutto questo siamo molto divertiti, anche se di divertente qui non c’è nulla.

Evidentemente con un “governo amico” come quello del PD l’avanzare del fascismo (inteso come modo di pensare e agire) non era un problema, o forse era considerato solo come una specie di goliardia, un fenomeno folkloristico o tutt’al più marginale. Forse non era un problema, fino a quando non sono state prese di mira direttamente.

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Carpi: gravissimo attacco repressivo all’antifascismo

In questi ultimi giorni sono stati consegnati ben 26 decreti penali di condanna ad antifasciste/i carpigiane/i riguardanti i fatti del 4 agosto scorso: quel giorno Forza Nuova inscenò a Carpi un presidio intimidatorio davanti ad una palazzina che di lì a poco avrebbe ospitato alcuni migranti.
Chi quella sera decise, spontaneamente e coraggiosamente, di recarsi sul posto per rifiutare la presenza di FN si trovò ad affrontare le cariche della polizia e addirittura le minacce e le aggressioni degli impavidi camerati italici.
Infatti i neofascisti (una quarantina in tutto e provenienti da tutto il norditalia) si distinsero quella sera per ripetute aggressioni ai carpigiani che li contestavano (più di 60 persone arrivate alla spicciolata sul lato opposto della strada, tutte disarmate ed a volto scoperto).
Durante queste aggressioni, portate avanti con aste e cinture, i forzanovisti ferirono anche un poliziotto che si frapponeva tra i due schieramenti.

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28 aprile a Modena: un raduno neonazista sotto il nome di Ramelli

Modena, 28 aprile 2018.
Le immagini parlano da sé: un raduno di neonazisti, hammerskins e boneheads, nostalgici delle camere a gas e delle leggi razziali, provenienti da tutta la regione.

È questo lo scenario che si è presentato ieri a Modena sotto la via intitolata al “camerata caduto” Sergio Ramelli. Una manifestazione organizzata da Terra dei Padri con il Veneto Fronte Skinheads e Lealtà Azione, che ha visto arrivare neonazisti da tutta l’Emilia, da Piacenza e da Mantova. Ad arringare la “parata” di teste rasate, scimmiottanti lo stile paramilitare, sono infatti Fabio De Maio, presidentissimo del sedicente “circolo culturale” neofascista di via Nicolo Biondo 297, e Andrea Casolari, responsabile emiliano di Progetto Nazionale, il braccio politico dell’organizzazione di naziskin antisemiti, tornati alla ribalta negli scorsi mesi per la propria campagna di intimidazioni e aggressioni ad attivisti di sinistra e volontari antirazzisti (http://gazzettadimodena.gelocal.it/…/un-prignanese-tra-gli-…).

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Chi aiuta a legittimare e sdoganare i gruppi nazifascisti? – Le amicizie di Terra dei Padri

È questa una domanda che occorre sempre porsi quando si parla delle organizzazioni neofasciste e neonaziste, negli ultimi tempi tornate alla ribalta in un’escalation di intimidazioni, violenze e aggressioni culminate nella tentata strage di Macerata, quando Luca Traini, fascioleghista gravitante tra la Lega di Salvini, Forza Nuova e Casapound ha aperto il fuoco contro numerose persone per strada, “colpevoli” di avere il colore della pelle sbagliato. Organizzazioni che, rispetto alle forze che si battono quotidianamente con fatica per conquistare diritti per tutti e tutte, uguaglianza sostanziale e giustizia sociale – nelle lotte sui posti di lavoro, nelle lotte a scuola, nelle lotte per la casa, nelle lotte contro il razzismo e fascismo –, godono di una visibilità e di una sovraesposizione mediatica che garantiscono loro una diffusione capillare della propria propaganda basata su guerra tra poveri, divisione tra bianchi e neri, identitarismo razziale, suprematismo etnico, “purezza del sangue” e un’immagine di legittimità sociale e politica che altrimenti non avrebbero.

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Resistenza e Arroganza – Antifa a Oltranza

Dal corteo di Bologna a pugni chiusi alzati salutiamo questo nuovo 25 aprile.

Più passano gli anni e più siamo di fronte a una responsabilità maggiore: mantenere vivo il significato di questa giornata.
Uomini, donne, bambini, gente semplice e comune davanti ad una scelta, ha deciso di imbracciare un fucile, prendere una semplice bicicletta o mettere a disposizione una casa, per abbattere il fascismo e le sue ideologie.

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Il distaccamento Katiuscia di Reggio Emilia

Il distaccamento Katiuscia della 37esima brigata partigiana GAP operava a est della città di Reggio Emilia, in località San Maurizio.

La mattina del 24 aprile 1945, dopo aver liberato tutta l’area dove oggi si trova l’incrocio tra la via Emilia, via Pasteur e la rotonda della tangenziale, le/i partigiane/i del Katiuscia aggirano il campanile di San Maurizio (da dove i cecchini fascisti, a protezione dell’ormai abbandonata postazione del comando tedesco all’interno del San Lazzaro, facevano partire raffiche di mitragliatrice) per attraversare il torrente Rodano sul ponte ferroviario (quello viario lo avevano fatto saltare i tedeschi con la complicità dei fascisti) e arrivare all’altezza del padiglione Esquirol in via Emilia Ospizio.

Da lì le/i partigiane/i del katiuyscia liberano l’attuale Villaggio Stranieri.
Nel frattempo le altre brigate partigiane convergono sulla città.
Alle ore 16 del 24 aprile 1945 Reggio Emilia è libera dal nazifascismo.